Il diavolo veste Prada 2: un sofisticato ritorno di fiamma
- Tommaso Di Pierro
- 3 giorni fa
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A vent'anni di distanza dall'uscita de Il diavolo veste Prada (2006), è in arrivo nelle sale il suo sequel: Il diavolo veste Prada 2, che riporta in passerella l'intero cast orginale: Meryl Streep (Miranda Priestly), Anne Hathaway (Andrea "Andy" Sachs), Emily Blunt (Emily Charlton), e Stanley Tucci (Nigel Kipling). Che cosa dobbiamo aspettarci da questo sequel?
Il diavolo veste Prada 2: di cosa parla?

Sono passati vent'anni da quando Andy Sachs ha lasciato il suo lavoro alla rivista di moda Runway e ha trovato la sua strada come giornalista. Quando una crisi improvvisa coinvolge Miranda Priestley, la dispotica direttrice del magazine, e la stessa credibilità di Runway come rivista di moda è messa a rischio, Andy torna a lavorare per Miranda assumendo, stavolta, il ruolo di Features editor per riabilitare Runway agli occhi del mondo. Tra vecchi ritorni e nuove conoscenze, Andy dovrà trovare il modo di traghettare la rivista in un mondo che cambia, tra continue sfide digitali e la nuova sensibilità del pubblico.
Un sequel di grande attualità

Sembrava impossibile credere, dopo vent'anni, che produrre un sequel di uno dei film più iconici degli anni 2000 come Il diavolo veste Prada fosse una buona idea. Eppure, in un'epoca del cinema dove i revival e i ritorni di fiamma sono più che mai in vigore, stupisce vedere un sequel pensato e scritto con dovuto criterio.
Il diavolo veste Prada 2, infatti, contrariamente ad ogni aspettativa e pregiudizio, maschile soprattutto, è un sequel solido e maturo, ideato per affrontare l'attualità di un mondo in continuo movimento, dove l'evolversi del mondo del lavoro finisce per coinvolgere tutte le fasce, da quelle meno abbienti a quelle più in vista, stravolgendone l'equilibrio alla luce di nuove dinamiche economiche, tecnologiche e di diversificata sensibilità.
La crisi della carta stampata, la trasformazione digitale, l'ossessione del pubblico per i contenuti brevi e per il politically correct, sono solo alcuni degli aspetti che finiscono per coinvolgere Runway e la sua trasformazione, tutti aspetti con cui è facile avere a che fare e che hanno finito per caratterizzare il mondo moderno e le nostre dinamiche di pensiero e di percezione.
Tale maturità di costruzione la si ritrova non solo nelle tematiche, ma anche nelle dinamiche tra i personaggi. Rivedere i siparietti comici fisici e verbali, così come alcuni commossi scambi, del nostro elegante quartetto di attori dopo così tanto tempo e in forma così smagliante, fa pensare che non sia trascorso neppure un'istante dal primo capitolo, e l'epilogo finale dei loro rapporti regala un senso di chiusura decisamente perfetto, decretando, una volta tanto, che questi personaggi, in un sequel che sembrava fuori tempo massimo, avevano veramente ancora qualcosa da dire.
Quando un film non è solo un'operazione nostalgia

Nonostante alcune costruzioni semplicistiche, come il rapporto amoroso tra Peter (Patrick Brammalle), nuovo personaggio introdotto nel film, e Andy, fin troppo ingenuo, ma comunque funzionale, e una Meryl Streep leggermente ingessata e ammorbidita, non si può negare che Il diavolo veste Prada 2 abbia dalla sua una scrittura compatta e coinvolgente, personaggi iconici e un umorismo tenue e sofisticato che rendono il film non una stucchevole operazione nostalgia, ma un'operazione competente e seria in tutto quello che vuole raccontare sul mondo di oggi e altrettanto brillante nel divertire e ammaliare un pubblico diversificato.









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