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Orizzonti di gloria: come finisce davvero il capolavoro di Kubrick?

  • Immagine del redattore: Marcello
    Marcello
  • 6 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Ci sono film che raccontano la guerra come spettacolo e poi c’è Orizzonti di gloria, che la guerra la smonta pezzo per pezzo, fino a lasciarne solo l’ossatura più crudele: il potere, l’ambizione, il sacrificio imposto dall’alto. Quando Kubrick gira questo film nel 1957, non realizza semplicemente un’opera bellica.


Costruisce un processo morale contro chi manda a morire gli altri restando al sicuro. Al centro c’è il colonnello Dax, interpretato da Kirk Douglas, ufficiale lucido, colto, consapevole dell’assurdità di ciò che sta per accadere. E il finale del film è tutto tranne che consolatorio.


Come finisce Orizzonti di gloria

Il finale arriva come una lama fredda. Nonostante gli sforzi di Dax, i tre soldati vengono condannati e fucilati all’alba. Kubrick filma l’esecuzione senza enfasi melodrammatica, senza musica manipolatoria. Solo la meccanica spietata di un sistema che elimina chi non serve più.


Dax prova un ultimo disperato tentativo per fermare l’ingiustizia, portando prove contro Mireau. Ma la verità non è sufficiente a ribaltare il verdetto. I tre uomini muoiono. La macchina militare non si ferma.

Subito dopo, il generale Broulard comunica a Mireau che sarà indagato per aver ordinato di sparare sui propri soldati. Poi offre a Dax il suo posto. Una promozione. Una ricompensa implicita per il suo “attivismo”.


Dax rifiuta. Non era una mossa per fare carriera. Era una questione di principio. Broulard non comprende. Anzi, lo accusa di ingenuità. E poi arriva la scena finale, una delle più potenti della storia del cinema. In una locanda, i soldati francesi ascoltano una giovane prigioniera tedesca cantare. All’inizio ridono. Fischiano. Poi, lentamente, il tono cambia.


I volti si sciolgono. Le voci si uniscono al canto. In quel momento non sono nemici, né pedine militari. Sono ragazzi spaventati, lontani da casa. Dax osserva in silenzio. Sa che tra pochi minuti dovrà riportarli al fronte. Riceve l’ordine di ripartire immediatamente. Ma concede loro ancora qualche istante. Non c’è vittoria. Non c’è giustizia. Solo un frammento di umanità prima di tornare all’inferno.


Il significato del finale

Il film non punisce davvero i responsabili. Non ripara l’ingiustizia. Forse proprio qui sta la sua forza.

Kubrick non costruisce un finale edificante. Mostra un sistema che sopravvive a se stesso. I generali restano generali.


I soldati restano sacrificabili. L’idealismo di Dax non cambia la struttura del potere. In quell’ultima scena, tra un canto fragile e occhi lucidi, emerge un’altra verità: la guerra può disumanizzare, ma non cancella del tutto la capacità di sentire. È un finale tragico, sì, ma attraversato da una scintilla di compassione. Con tutte le probabilità è proprio questo che rende Orizzonti di gloria ancora così disturbante e attuale.


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