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Oblivion: spiegazione del finale del film con Tom Cruise

  • Immagine del redattore: Marcello
    Marcello
  • 11 giu 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Oblivion è uno di quei film di fantascienza che partono come avventura “classica” e finiscono per diventare un gigantesco puzzle mentale. Diretto da Joseph Kosinski e interpretato da Tom Cruise, il film ci porta in una Terra devastata, apparentemente abbandonata dall’umanità dopo una guerra contro misteriosi alieni chiamati Scavengers.


Il protagonista è Jack Harper, tecnico incaricato di riparare droni e sorvegliare ciò che resta del pianeta. Vive in una base sospesa tra le nuvole, riceve ordini da un’entità chiamata “Sally” e lavora con Victoria, sua collega e compagna. Tutto sembra seguire un protocollo preciso… finché Jack non inizia a sognare una donna sconosciuta e una vita che non dovrebbe ricordare.


E quando un evento improvviso rompe la routine, Oblivion cambia faccia: non è più un film post-apocalittico, ma una storia sul controllo, sulla memoria e su un’identità che potrebbe essere completamente falsa. Ma come finisce davvero Oblivion? E cosa significa l’ultima scena?


Oblivion: spiegazione del finale e chi è davvero Jack Harper

Tom Cruise nel finale di Oblivion

Il punto di svolta arriva quando Jack intercetta un segnale e trova una navicella precipitata: la Odyssey. Dentro ci sono capsule di ibernazione e corpi distrutti dai droni, ma una persona è viva: Julia, la donna che Jack vede nei sogni. Quando lei lo chiama per nome, qualcosa scatta: i ricordi tornano a galla e Jack capisce che la sua vita non è quella che gli hanno raccontato.


Victoria, sempre più sospettosa, contatta “Sally” e viene eliminata da un drone. A quel punto Jack fugge con Julia e si ritrova in una zona proibita, teoricamente radioattiva. Ed è qui che arriva la rivelazione più scioccante: Jack incontra un altro Jack, un clone chiamato Tech-52. Lo scontro tra i due conferma l’incubo: non esiste un solo Jack Harper, ma decine.


La verità viene finalmente svelata grazie alla resistenza guidata dal personaggio di Morgan Freeman: gli “Scavengers” non sono alieni, ma esseri umani sopravvissuti. Il vero nemico è il Tet, una gigantesca intelligenza artificiale che ha distrutto la Luna, conquistato la Terra e clonato Jack e Victoria per usarli come lavoratori obbedienti. Tutto ciò che Jack credeva reale era un programma. A quel punto Jack decide di ribellarsi: riprogramma un drone e prepara un ordigno nucleare per distruggere il Tet.


Oblivion: cosa significa il sacrificio finale e l’ultima scena tre anni dopo

Quando Jack tenta l’attacco, capisce che non può affidarsi solo al drone: deve pilotarlo personalmente. Durante il viaggio ascolta la scatola nera della Odyssey e scopre l’ultimo tassello: il Jack “originale” era stato catturato anni prima dal Tet, e da quel momento la sua identità è stata replicata all’infinito.


Dentro il Tet, Jack trova “Sally”, che cerca di manipolarlo ancora una volta. Ma proprio quando sembra tutto perduto, Malcolm Beech entra al suo posto, portando con sé la bomba. Insieme, i due completano la missione suicida: l’esplosione distrugge il Tet e disattiva tutti i droni sulla Terra.


Il film però non finisce lì. Tre anni dopo, Julia vive vicino a un lago con una bambina, figlia di Jack-49. La resistenza è riuscita a ricostruire una comunità. Proprio nel finale arriva l’ultima scena simbolica: compare Tech-52, un altro clone di Jack, che però sembra aver ereditato i ricordi e l’identità del protagonista. Guardando Julia dice: “Lo conosco. Io sono lui”.


Il finale di Oblivion lascia quindi un messaggio preciso: Jack non è un singolo individuo, ma un’idea. E anche se il protagonista si è sacrificato, la sua coscienza può rinascere, portando speranza in un mondo finalmente libero.


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