Obsession, l’horror che nessuno si aspettava: da low budget a incasso milionario
- Marcello

- 9 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Obsession è il classico film che arriva quasi in silenzio e poi diventa impossibile da ignorare. Un horror low cost che parte da un’idea semplice: cosa accadrebbe se la persona che desideri da sempre iniziasse ad amarti davvero, ma senza alcun limite?
La risposta è molto meno romantica di quanto pensiate. Il regista, giovanissimo tra l'altro, Curry Barker, usa una fantasia che noi tutti abbiamo avuto almeno una volta nella vita e la trasforma in un incubo, dove il desiderio non libera il protagonista, ma lo intrappola. Perché in Obsession il problema non è ottenere ciò che si vuole: il problema è sopravvivere alle conseguenze.
Obsession: quando il desiderio più grande diventa una condanna

Al centro della storia c’è Bear, un ragazzo introverso, impacciato e da sempre innamorato della stessa ragazza. Non riesce a dichiararsi, non trova il coraggio di esporsi, resta bloccato in quella zona grigia fatta di speranze, silenzi e occasioni mancate. Poi entra in scena un oggetto misterioso, capace di esaudire un desiderio.
Bear chiede la cosa più prevedibile e pericolosa: vuole che lei lo ami più di ogni altra cosa. Da quel momento il film cambia drasticamente. Quello che poteva sembrare l’inizio di una strana favola dark diventa una lenta discesa nell’ossessione.
La forza di Obsession sta proprio qui: prende un desiderio estremamente comprensibile e lo porta alle stelle. La cosa più dura non è tanto la trama horror, quanto la progressiva deformazione dell’amore, che da sogno impossibile diventa presenza soffocante.
Il "filmetto" che ha battuto le aspettative

La storia produttiva del film è già di per sé clamorosa. Curry Barker arriva dal mondo di YouTube, dove si era fatto notare con il progetto That’s a Bad Idea, prima di passare ai cortometraggi e poi al mediometraggio Milk & Serial. Con il suo primo lungometraggio, realizzato tra l'altro con un budget inferiore al milione di dollari e una lavorazione rapidissima (parliamo di poco meno di un mese), è riuscito a firmare uno dei casi più sorprendenti dell’anno.
Non solo. Obsession ha attirato subito l’attenzione dell’industria, fino a scatenare una vera competizione per la distribuzione. Alla fine l’ha spuntata Focus Features, superando realtà come A24 e NEON. Un segnale chiarissimo di dove stia andando il mercato dei film oggi.
Non a caso i numeri gli hanno dato ragione. Dopo il secondo weekend, il film ha raggiunto un incasso mondiale impressionante, trasformandosi in un fenomeno da box-office. Il successo di Barker sta proprio qui: ha capito prima di molti altri come si muove il pubblico di oggi. In un cinema pieno di blockbuster e prodotti sempre più distanti dagli spettatori, spesso portati avanti per semplici logiche produttive, a fare la differenza è chi sa parlare la lingua del web.
Obsession funziona perché non vuole solo spaventare

Uno degli elementi più memorabili è senza dubbio la prova di Inde Navarrette. La sua interpretazione è magnetica, a tratti quasi ipnotica. Le bastano uno sguardo, un sorriso, un’espressione appena fuori posto per cambiare completamente il tono di una scena.
Anche Bear è scritto con più attenzione di quanto ci si potrebbe aspettare. Non è il classico protagonista innocente travolto dagli eventi, ma un personaggio umano, pieno di insicurezze e contraddizioni. Barker non lo giudica in modo banale. Niente affatto. Lo mette davanti al peso del suo stesso desiderio. Ed è proprio questa ambiguità a rendere il film più interessante.
Detto ciò, a voler essere pignoli, c’è qualche lentezza nella prima parte, ma non è un vero difetto. Se vogliamo serve a costruire l’attesa e a farci entrare nella testa del protagonista. Quando la situazione precipita, il film ha già preparato il terreno.
Alla fine, Obsession lascia addosso una sensazione scomoda. Non si limita a raccontare un amore malato, ma ci obbliga a guardare il lato più egoista del desiderio. Un incubo soprannaturale che nasconde una paura molto reale.









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