Troy: quanto è davvero fedele all’Iliade il film con Brad Pitt?
- Marcello

- 11 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Quando si parla di Troy, il kolossal del 2004 diretto da Wolfgang Petersen, l’immagine che viene subito in mente è una sola: Brad Pitt nei panni di Achille che corre sulla spiaggia pronto alla battaglia. Muscoli, sabbia e una guerra che sembra scolpita nel marmo. Ma la vera domanda è: quanto c’entra davvero tutto questo con l’Iliade di Omero?
Il film è ispirato al poema epico, certo. Ma chi si aspetta un adattamento fedele parola per parola rischia di restare spiazzato. Troy prende l’ossatura della storia ovvero la guerra tra greci e troiani, il duello tra Achille ed Ettore, l’amore tra Paride ed Elena e poi la rimodella per farne un grande spettacolo cinematografico. Quindi sì, è Troia. Ma è una Troia molto “hollywoodiana”.
Troy e Iliade: cosa cambia davvero rispetto al poema di Omero

La differenza più evidente è l’assenza totale degli dèi. Nell’Iliade, Zeus, Atena, Apollo e gli altri intervengono continuamente nelle vicende umane. Manipolano, proteggono, puniscono. Nel film invece spariscono quasi del tutto. Troy sceglie un approccio più realistico: niente interventi divini, solo ambizione, orgoglio e desiderio.
Anche la gestione del tempo è molto diversa. L’Iliade racconta solo poche settimane del decimo anno di guerra, mentre il film comprime l’intero conflitto in un arco narrativo molto più lineare e breve. È una scelta pratica: il cinema ha bisogno di ritmo, non di dieci anni di assedio.
Poi ci sono i personaggi. L’Achille del poema è figlio di una dea e profondamente legato alla sua dimensione mitologica. Quello di Brad Pitt è più terreno, quasi ateo, guidato dalla ricerca della gloria eterna più che dal destino scritto dagli dèi. Anche Briseide cambia completamente ruolo: da bottino di guerra conteso diventa un vero interesse amoroso, umanizzando il protagonista.
Troy quindi è accurato?
Qui la risposta è semplice: non troppo. E in alcuni casi, per niente. Nel film, per esempio, Menelao muore durante lo scontro con Ettore. Nell’Iliade sopravvive. Agamennone viene ucciso durante la presa di Troia, mentre nella tradizione classica muore solo al ritorno in patria. E il celebre cavallo di Troia? Non compare nemmeno nell’Iliade, ma in opere successive come l’Eneide di Virgilio.
Troy quindi non è un adattamento filologico, ma una reinterpretazione spettacolare. Punta tutto sul dramma umano, sulla fisicità delle battaglie e sui conflitti personali, sacrificando la complessità mitologica. Forse è proprio questa la chiave: non è un poema tradotto in immagini, ma una versione moderna di un mito antico.












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